
Il tuono sopra il monte: La preponderanza del piccolo
I saggi cinesi direbbero che nel Trekking Yoga ci sono due opposti che si uniscono: il moto (Cenn, l'Eccitante, il Tuono) del cammino e la quiete (Kenn, l'Arresto, il Monte) dello yoga. È l'immagine della "Preponderanza del piccolo": di fronte alla grandiosità della montagna e della natura l'io, spontaneamente, si ridimensiona.
Il Trekking Yoga è un'occasione per sperimentare contemporaneamente i propri limiti e la propria forza, aprirsi verso il "grande" mantenendo la consapevolezza di essere "piccoli", e così semplicemente camminare in mezzo alla natura e vivere per alcuni giorni insieme ad altre persone.
L'immagine.
Senso di libertà: questa è la prima qualità del Trekking Yoga. Poche cose
come il camminare per luoghi solitari e selvatici riescono ad avvicinarci
alla percezione della libertà infinita.
La realtà.
Non c'è nulla. C'è il cielo, la terra. Ci sono solo i piedi, le gambe che ti
portano avanti e mentre cammini anche la mente si muove per i suoi sentieri,
per salite e discese, rocce, gole e crepacci. I pensieri vanno insieme al
respiro e il respiro scandisce il ritmo dei passi. La salita è veramente dura e
la discesa spezza le ginocchia. La fatica, a volte, è estrema. Ma è solo grazie
a questo sforzo fisico prolungato nel tempo che a un certo punto si varcano
i limiti consueti: è il respiro che ci porta e si entra in una sorta di ‘iperspazio'
dove ogni percezione cambia, tutto il nostro mondo interiore fatto di tessere
multiformi e contraddittorie si riunisce e sentiamo che non c'è più separazione.
Uno spiraglio di libertà.
Poi, a sera, occorre un semplice riparo: il saggio, al tramonto, lascia il suo
lavoro e si ritira: è l'ora della meditazione.
Il giorno dopo, all'alba, si riparte: il cammino continua, cercando l'infinito.
Necessità dei luoghi selvaggi.
Lo scriveva John Muir - uno dei più importanti naturalisti americani: contadino, pastore, esploratore, scrittore, fondatore del Sierra Club - più di cento anni fa: "migliaia di persone stanche,
con i nervi tesi, super-civilizzate cominciano a scoprire che andare per le
montagne è come andare a casa; che andare per luoghi selvatici è una necessità". Non un passatempo, o qualcosa di casuale o una moda, ma qualcosa
di necessario per sentirsi bene, sentirsi liberi, sentirsi in grado di fare
fronte alla complessità e alle restrizioni del mondo modeno in cui viviamo.
Così la pensava.
Analogia di fatiche.
Camminando questa estate insieme agli allievi dei primi corsi di Trekking
Yoga, l'osservazione che più spesso mi veniva alla mente era l'analogia
tra l'esercizio del camminare e la nostra vita stessa. Mi sembrava che tutti
noi camminanti ci portassimo sulle spalle non tanto lo zaino (o non solo
quello), ma il vero peso normale delle nostre vite. La fatica del sentiero, la
solitudine dei luoghi, lo facevano emergere in tutta la sua chiarezza ed
evidenza, con tutte le specificità e le specialità, con le resistenze, i problemi,
le diverse pesantezze e leggerezze. E così, mentre camminavo e cercavo
di tenere insieme il gruppo che si sgranava lungo la via, tracciavo il
paradigma del Trekking Yoga: la fatica dell'andare in montagna sta in un
rapporto diretto e proporzionale con le normali fatiche della vita quotidiana:
affrontare l'una conduce a vivere meglio le altre.
No hay camino.
Mi chiedevo: che cos'è la fatica?
E i famosi versi di Machado suonavano come un mantra nella mente:
"caminante, no hay camino, / se hase camino al andar". Che cosa volevano
dire? Non esiste la strada, esiste solo il tuo camminare. Questo è davvero
faticoso: quando tutte le proiezioni consuete tacciono, sparisce ogni fuga
idealistica e c'è solo il silenzio dei tuoi passi, dei tuoi scivoloni, delle tue
paure e la fatica diventa allora quasi pura, senza scopo, incombente sopra di
noi come un mostruoso animale dalle sette teste.
I tesori più preziosi.
Una bella canzone degli anni Settanta suonava: Find the cost of freedom,
"trova il costo della libertà". Proprio come la serenità, e come tutte le cose
più preziose della vita, anche il tesoro della libertà ha un suo costo. Anzi,
non ha prezzo. Che cosa sia la libertà, non lo sa nessuno, ma quando improvvisa
si presenta, non si hanno dubbi nel riconoscerla.
Come fermarla?
No, non la si può fermare. La si può cercare, sempre, perché è sempre lì,
una presenza inafferrabile a cui ci si può aprire.
Per questo camminiamo per luoghi selvatici e solitari, per questo impariamo
a convivere con la fatica: perché in questo c'è la nostra libertà, e perché
in fondo rincorriamo un'immagine, un ricordo, una nostalgia... e se noi non
raggiungeremo mai la meta, forse la meta raggiungerà noi.
Per saperne di più
Alle origini del Trekking yoga (10K, PDF)
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